Il Bilancio Sociale come investimento: Silvia Presti e l’esperienza di Campi d’Arte

Abbiamo intervistato Silvia Presti, presidente di Campi d’Arte – Cooperativa Sociale. Silvia ci racconta come la trasformazione del Bilancio Sociale della cooperativa in un documento di narrazione visiva, abbia potenziato la loro strategia di comunicazione e la loro consapevolezza interna.

Campi d’Arte ha adottato la versione grafica del Bilancio Sociale ben prima che arrivasse  l’obbligo per le cooperative di redigere il bilancio sociale. Perché questa scelta è stata così prioritaria per voi?

Abbiamo iniziato nel 2016 , perché per noi il Bilancio Sociale è una vera e propria fotografia aggiornata e dinamica della cooperativa. Ci siamo resi conto che i documenti solo testuali, ricchi di dati, sarebbero stati difficilmente utilizzati dal pubblico non specializzato. L’aspetto grafico è stato subito fondamentale per rendere i dati leggibili, piacevoli e per trasmettere con immediatezza chi siamo. In Assemblea, è lo strumento che deve alzare il livello valoriale, andando oltre i numeri e comunicando l’impatto con un effetto visivo importante.

Dopo un periodo di elaborazione interna, avete scelto di affidarvi a professionisti esterni. Cosa ha determinato questo passaggio?

Nonostante avessimo competenze interne, abbiamo capito che non erano più sufficienti a produrre un documento che fosse davvero piacevole, sintetico e adeguato. Affidarsi a specialisti garantisce un prodotto finale di qualità superiore in minor tempo, superando le difficoltà legate a competenze magari un po’ datate. Inoltre, è cruciale l’occhio esterno di un professionista: ci ha aiutato a evidenziare aspetti che per noi erano già scontati, ma che per chi ci legge da fuori rappresentano un valore differenziante.

Come viene utilizzato il Bilancio Sociale grafico all’interno e all’esterno della cooperativa?

Gli usi sono molteplici e strategici. Oltre a soci e lavoratori, il documento viene condiviso tramite il sito, newsletter e social media. Internamente, lo utilizziamo nei colloqui di selezione e come riferimento nel Welcome Book per le nuove risorse, per spiegare a fondo l’organizzazione e i valori. Esternamente, un ruolo chiave è nel contesto progettuale: lo alleghiamo sempre alle candidature in bandi e alle richieste a fondazioni private. In questi momenti, il Bilancio Sociale aggiornato offre una presentazione essenziale che va oltre i semplici numeri e le esperienze pregresse.

Qual è stato l’impatto di questo documento sulla vostra consapevolezza interna e sulla reputazione esterna della cooperativa?

L’impatto è stato profondo, soprattutto internamente. La rielaborazione annuale non è solo un adempimento, ma un’occasione per rileggere, ridiscutere i valori e decidere a quali aspetti dare maggiore enfasi in base alla nostra evoluzione. Il documento finale è uno strumento sintetico ed efficace, che aiuta a fissare i concetti chiave nella memoria. È diventato un riferimento costante; lo usiamo per allineare la mission, la vision e i valori, ricordandoci cosa abbiamo stabilito. Elementi visivi come la mappa dei territori in cui agiamo o il numero di persone coinvolte creano un impatto immediato e memorabile.

Alla luce della vostra esperienza, come consigliereste di inquadrare l’investimento nella comunicazione d’impatto?

Nel Terzo Settore c’è spesso il limite di non voler investire nella comunicazione. Questo è un errore: raccontare bene quello che facciamo è parte integrante dell’impatto che generiamo. Il Bilancio Sociale deve essere visto come un vero e proprio investimento, non un costo. Ci aiuta a prendere maggiore consapevolezza di noi stessi e fa sì che l’esterno capisca il nostro contributo. In una realtà dominata dalla comunicazione, è fondamentale trovare il modo giusto per trasmettere i nostri valori e non rischiare di essere invasi da pregiudizi superficiali.