Intervista a Michela Salvaggio, presidente de La Città Verde

michela salvaggio presidente cittaverde

Nell’ambito del progetto di valorizzazione del bilancio sociale promosso da Studio Kiro e dal suo spin-off Progetto Maillard, è stata realizzata un’intervista con Michela Salvaggio, presidente della cooperativa La Città Verde.

La voce di chi ha già investito in un Bilancio sociale Visual è la prova più autentica per capire il valore di questo strumento.
Il bilancio sociale è un documento che ogni cooperativa deve redigere e rendere pubblico ogni anno. Un obbligo, non si scappa. Compilato attraverso i portali di supporto, come quello di Confcooperative o di Legacoop, nasce spesso come adempimento burocratico. Il bilancio sociale viene quindi prodotto come risultato di calcoli, numeri e azioni reali raccolte per fornire un output funzionale.
Raccogliere dati non è però raccontarli.
Dal momento che ogni cooperativa deve dedicare del tempo, quindi risorse, a questa pratica amministrativa, non varrebbe la pena renderlo il più utile e trasversale possibile? Detto altrimenti: è vantaggioso trasformare il bilancio grezzo, pieno di dati e tecnicismi, in un documento narrativo semplice da raccontare e da consultare, ricco di immagini e infografiche?
Lo abbiamo chiesto direttamente a Michela Salvaggio, presidente della cooperativa sociale La Città Verde. Questa storica cooperativa da anni trasforma il proprio bilancio sociale in un documento descrittivo, capace di raccontare l’impatto della cooperativa tanto ai soci quanto ai soggetti terzi coinvolti e alla cittadinanza di Cento, dove l’organizzazione ha sede e sulla cui comunità si riversano i frutti del proprio operato.

Ciao Michela, partiamo chiedendoti la cosa più forse più banale ma meno scontata, che cos’è  e cosa rappresenta il bilancio sociale per La Città Verde?

Il bilancio sociale per noi è il biglietto da visita con cui ci apriamo, diciamo, con questo ci comunichiamo all’esterno, ma anche all’interno, perché ha questa duplice funzione, ovvero di farci conoscere da chi non ci conosce o anche da chi già ci conosce. Spesso lo presentiamo, lo regaliamo alle stazioni appaltanti con cui lavoriamo, ma è anche molto utile dentro la cooperativa, come forma di comunicazione interna. Noi di solito lo presentiamo in occasione dell’assemblea di bilancio, quindi è importante arrivare con un bel bilancio sociale leggibile e comprensibile ai soci, anche ai lavoratori, anche ai non soci eventualmente. E tu sai che noi abbiamo una platea varia ed eventuale, perché abbiamo persone non dotate, anche persone svantaggiate che magari con il bilancio sociale in questa forma in cui è stato studiato riescono ad avere tutte le informazioni o più informazioni magari che non avevano durante l’anno, quindi è proprio il nostro, diciamo, biglietto da visita.

Che effetto ha il bilancio su lavoratori e lavoratrici? Il vostro bilancio è molto fotografico, ritrae il personale intento a lavorare. Lavoratori e le lavoratrici come vivono il momento degli scatti fotografici? 

Come puoi immaginare, per qualcuno il rapporto con la macchina fotografica è sempre un po’ particolare, un po’ scomodo.
Qualcun’altro invece ha proprio piacere nel farsi ritrarre perché si sente parte del progetto. Alla fine quando si vede pubblicato sui social, stampato sul bilancio, magari insomma è un motivo di orgoglio, farsi vedere con i vestiti della cooperativa, muove senso di appartenenza. I social fanno anche un po’ effetto TV, no? Perché diventi un po’ “famoso”, ecco.
Poi a noi piace mettere le foto sul bilancio, mettere le foto dei lavoratori e delle lavoratrici, di chi è presente in cooperativa, perché siamo appunto una cooperativa di persone, quindi mettere in primo piano persone oltre ai numeri per me è essenziale.

Nominavi i social perché riuscite a riutilizzare il materiale del bilancio sociale per contenuti su queste piattaforme?

Sì, in parte sì, soprattutto nella forma numerica, cioè quindi riusciamo a estrapolare magari qualche pagina o qualche infografica interessante e lo pubblichiamo anche sui social e questo, insomma, amplifica la comunicazione. Il fatto di averlo cartaceo ti permette magari di portarlo, non lo so, al sindaco o all’azienda con cui ti introduci e fai una prima presentazione, oppure sul sito vedi il bilancio ma devi andarlo a cercare, devi andare a cliccare qua e là. Sui social invece coinvolge un pubblico maggiore, ecco,  è più cassa di risonanza.
A chi ci segue online faccio vedere  questi numeri qua. Mi interessa comunicarteli. Viene sul post, poi clicca sul mi piace oppure vai dentro al sito, non so, magari va a farsi un giro così approfondisce, insomma, un altro tipo di comunicazione.
I dati del bilancio servono durante tutto l’anno, non è che non è che una volta che hai finito di fare il bilancio sociale muore lì, anzi forse è anche meglio dopo, perché te lo puoi rigiocare anche durante l’anno, insomma lo rimaneggi finché non esce il nuovo.

Abbiamo parlato dell’utilità del bilancio visual per la comunicazione interna, ma c’è anche la funzionalità verso l’esterno. Penso alla necessità di comunicare agli stakeholder gli effetti che La Città Verde produce sul territorio…

Esatto, la cooperativa ha bisogno di raccontare l’effetto che ha sul territorio, sulle persone, sull’impatto ambientale. Ci sono vari dati che uno può comunicare, però vanno scelti e spiegati. E’ come tirare una riga a fine anno e dire “Boh, ho lavorato tanto, fatto tutto, ho fatto questi investimenti, ora ti comunico l’impatto che ho avuto”.

Sono tanti anni che voi presentate un bilancio “parlante”, diciamo così, davvero è meno meno ostico da leggere? Hai visto un cambiamento nella comprensione del bilancio rispetto a come venivano presentati prima e ora?

Anzitutto è più accattivante, è essenziale questa cosa. Un cambiamento importante sta nel riuscire a comunicare meglio il Bilancio da parte mia. Mi è più facile, cioè la forma grafica secondo me fa tantissimo, un conto è presentare un bilancio semplice un conto è l’altro. Noi produciamo un bilancio, diciamo, “brutto” e un bilancio “bello” che è quello che facciamo con Maillard, arricchito di grafiche, foto ecc.
Il bilancio “brutto” è quello che presentiamo con solo numeri, quello che presentiamo attraverso una piattaforma a cui aderiamo.
È proprio bruttino, se dovessi andare in assemblea a comunicare un bilancio così farei fatica a raccontare cosa facciamo, perché è un po’ noioso,  è proprio questo il punto. Sul bilancio sociale magari mi focalizzo su alcuni aspetti, su alcune azioni deve essere facile da spiegare, almeno per me che devo raccontarlo agli altri. Io parto da me perché devo spiegarlo. Anche come viene percepito questo bilancio visivo cambia, secondo me è molto più immediato, cioè se c’è una bella grafica, un bel tipo di comunicazione alle persone viene anche più voglia di ascoltarlo, di vederlo, di guardarlo, di sfogliarlo.

Per chi deve raccontare il bilancio sociale, magari  presentarlo all’assemblea annuale, è così importante avere uno strumento facile?

Sì, conta che noi molte volte prendiamo il bilancio visuale e lo usiamo, ci facciamo la presentazione su PowerPoint, usiamo la grafica del bilancio sociale perché così c’è un filo conduttore. Quando poi distribuiamo il bilancio sociale, quello cartaceo, i soci sanno quello che abbiamo detto. Quello che è stato presentato nell’assemblea, se lo ritrovano esattamente lì ed è anche più facile da comprendere. Chi mi ascolta pensa “ecco, quei numeri che ha detto la Michela in quell’occasione, ma li trovo anche gli iscritti nel bilancio sociale e li ho capiti”.

Insomma, possiamo dire che funziona il bilancio in forma grafica?

Funziona, secondo me funziona molto. E come ti dicevo, anche nella comunicazione esterna. Conta che magari i soci sono abituati a un po’ masticare questi numeri, i lavoratori un po’ ,  anche loro sono abituati perché questi dati li comunichiamo ogni anno, ma anche da fuori mi sembra che siano molto comprensibili, cioè a chi non conosce la cooperativa mi sembra che capisca e questo è un dato essenziale.

Consiglieresti a una una cooperativa più  giovane questo investimento nel bilancio sociale visual? Ne vale la pena?

Per me sì, cioè io mi sentirei di investire sul bilancio sociale, di farlo quantomeno bellino, cioè che sia comprensibile.Te lo puoi anche giocare in diverse occasioni o con diversi soggetti. Io sì, mi sentirei di consigliarlo ad altri. 

La condivisione di Michela mostra quanto sia importante ed efficace dotarsi di un bilancio graficamente accattivante, capace di accompagnare la lettura e semplice nel mostrare i dati. Investire in un adattamento visivo del bilancio sociale significa elevare la capacità di comunicazione e di reputazione della propria organizzazione.
Un bilancio sociale visual mostra a chiunque ciò che la cooperativa fa concretamente, è davvero il biglietto da visita per lasciarsi scoprire più a fondo.

Bilancio sociale cittaverde 2024